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Ecomuseo delle Acque

Il Glemineit
25.12.2009

sequenza fotografica di
di Fabrizio Della Marina e Paolo Lepore
clic per vedre la sequenza...

Gleminéit (torrente)

Ha la sorgente in quella specie di valle sospesa che è Siere, tra la Pale Furmarie e la cima del Glemine.

Prende il nome dal monte Glemine. È un torrente che in occasione di eccezionali piogge forma una grande e spettacolare cascata poco fuori Porta Udine, passando sopra la galleria della Strade dal Turc. Questo fenomeno probabilmente è dovuto ad un sifone all’interno della montagna non ancora scoperto. In una cartografia di Gemona del 1859 e sul Catasto austriaco è chiamato Rio Gleminetto.

da: Enos Costantini, Rino Gubiani, Glemone, nons di lûc, Comune di Gemona del Friuli 2003.



da:

www.suonimusicaidee.it: Aghe, aiar, tiere e fûc...a Glemone

progetto “La musica dei miei luoghi”, realizzato dall’Associazione Musicologi, dalla Direzione Didattica di Gemona del Friuli e dalla Scuola Primaria “S. Maria degli Angeli” di Gemona del Friuli.
Il Laboratorio di composizione musicale è curato da Lorenzo Tempesti;
il Laboratorio di realizzazione dei testi e gli altri aspetti dello spettacolo e del progetto sono stati curati dalle maestre Paola, Antonietta, Antonella, Carmen, Iris, Licia e Silvana.

Il Glemineit

A Gemona del Friuli, quando piove tanto, si forma il Glemineit: un rio che scende dal monte Glemine, da cui prende il nome.
In caso di piogge eccezionali questo piccolo corso d’acqua si deposita in bacino naturale, una volta riempito straripa, formando una cascata bellissima che riesce a scavalcare la galleria artificiale e cade a strapiombo vicino ai lavadôrs sottostanti.
Quando fa quest’acrobazia neppure una goccia bagna il tunnel della strada che da Gemona porta ad Artegna, comunque sopra è stata costruita una c analetta per convogliare, eventualmente, le acque del Glemineit.
È uno spettacolo guardare questo raro evento naturale che, come tutte le cose belle, ha uno svantaggio: appare raramente e… dura poco.

Rit. Alla finestra di una grigia mattina
nel mese di maggio mi vedo bambina.
Pioggia che scende da lunghi giorni,
che bagna i monti e riempie i canali.
Acqua che scorre, che lava i dintorni,
acqua scrosciante: ecco i segnali…
Rit.

Che esca? Che appaia? Che torni? Chissà?
Nascosto com’è tra rocce scoscese…
Aspetto sperando: stavolta verrà?
Da tempo esplode tra quelle discese.
Rit.

Cupo si sente tra le montagne
quel rombo… ed ecco il nastro d’ argento
Balza tra i massi, scende a strapiombo,
salta la strada e i cuori sorprende.
Rit.

Ma quando appare è solo per poco.
Non si può perdere questa magia.
Stargli vicino è più di un gioco,
corriamo, prima che vada via.

Che bello… se è tutto vero maestra
Voglio anch’io guardar da quella finestra.





da: http://fotografia.deagostinipassion.com/gallery/image-12693
il glemineit
di fire and ice

da:

http://www.gemona.fvg.it/ambiente.aspx

Se si pensa alla terra di Gemona due sono gli elementi comuni al variegato ambiente: la pietra calcarea e l’acqua.

Il sottosuolo, i monti, i colli, la pianura sono tutti composti dalla stessa materia: roccia dura e spigolosa come era la vita qui fino a pochi anni or sono. L’acqua poi, data l’alta piovosità, sgorga da molte fonti montane, scorre lungo conosciuti torrenti e giunge infine al grande Tagliamento che la restituisce alla pianura dalle numerose risorgive. Due elementi fondamentali per costruire e per vivere, ma anche due ostacoli: la pietra non si coltiva e troppa pioggia rovina i raccolti e fa esondare i fiumi.

Questa era la realtà fino agli inizi del novecento.

Al giorno d’oggi quelle che un tempo erano difficoltà sono diventate occasioni di sviluppo turistico. Il monte Cuarnan, ad esempio, prima montagna provenendo dalla pianura è visitabile tutto l’anno. Non essendo molto alta d’inverno il clima non è troppo rigido mentre d’estate ci si può rinfrescare nei folti boschi di latifoglie. I percorsi segnalati sono parecchi e vari. Adiacente al Duomo troviamo pure una ben attrezzata palestra di roccia nata nei pressi di un antico insediamento, si possono infatti intravvedere delle buche di palo scavate nella pietra e una fossa che potrebbe anche essere una tomba.

Un bel sentiero che inizia appena terminata la galleria paramassi ci può far scoprire un altro pezzo della storia di Gemona. È chiamato “Troi dai cincent”, sembra dal salario percepito dagli operai per realizzarlo o restaurarlo. A tratti fuoriescono dal terreno dei vecchi tubi che testimoniano l’esistenza di un acquedotto, molto più antico di quanto ritenuto dai gemonesi.

Se al primo tornante, dopo una ripida salita, proseguiamo sulla destra, dopo alcune centinaia di metri incontreremo due casupole di pietra: una diroccata, l’altra integra dalla quale sgorga ancora l’acqua; un centinaio di metri più in alto né sopravvivono altre due. Quelle che vediamo sono state rifatte attorno al 1830, ma le fonti danno acqua ininterrottamente dalla loro nascita: la fine del Trecento. Infatti è stato questo per secoli l’unico acquedotto di Gemona che portava l’acqua all’ospedale e alla fontana di piazza del municipio. Rovinato una prima volta dalle truppe napoleoniche che incendiarono alcuni tratti delle tubature di pino fu ristrutturato, come gia detto, attorno al 1830, rovinato quasi definitivamente dal sisma del 1976 e ora quasi dimenticato.

Se al tornante anziché girare a destra avessimo continuato lungo il “troi dai cincent” saremmo arrivati a una biforcazione: a destra per la cima, a sinistra per il Glemine e la Siere. Quest’ultima va menzionata perché vi nasce il rio “Glemineit” a causa del quale e stata costruita la galleria stradale fuori porta Udine (oltre che per le frequenti frane). Questo torrente sgorga raramente, solo in caso di forti piogge, si pensa che sia un sifone, anche se nessuno ha studiato molto il fenomeno. Qualunque sentiero prendessimo potremmo comunque raggiungere la vetta, incontrando di tanto in tanto dei crocifissi di legno, pietra, ferro, segno della devozione e dell’affidamento alla misericordia per poter vivere in queste aspre terre.